Val Fontanabuona

Vista dall’alto si presenta come un grande cerniera verde che da ponente a levante s’insinua tra due catene di montagne parallele al mare.
La valle, morbidamente adagiata fra le catene aspre ed accidentate dei monti liguri, offriva un percorso naturale, ideale per i traffici che dai centri costieri dovevano spingersi verso l’interno, dirette ai mercati della Lombardia e dell’Emilia Romagna; fin dai tempi antichi la Valfontanabuona fu fittamente percorsa da una rete di mulattiere che si estendevano dagli approdi naturali sulla costa all’altezza di Nervi e percorrevano la vallata in tutta la sua lunghezza per poi risalire all’altezza della Val Trebbia, verso l’Oltrepò pavese e le valli del Piacentino.
E’ naturale quindi che la storia della vallata sia strettamente collegata a questa rete viaria, oggi in gran parte decaduta. Molte di queste antiche mulattiere sono state cancellate dalla vegetazione, e poche sono quelle ancora percorribili, anche se alcune di esse hanno di recente conosciuto una seconda vita grazie all’eco turismo con i sentieri escursionistici.
La Valle fu abitata fin da tempi remoti come hanno dimostrato i ritrovamenti a Ferrada risalenti al mesolitico e quelli del Monte Borgo (Castellaro di Uscio) risalenti al neolitico (7000 A.C.).
A Corsiglia, sede di insediamenti dell’Età del Rame, fu ritrovata la “Tomba di Roccatagliata” quest’ultima dell’Età del Ferro, che presenta la tecnica inumazione in lastra d’ardesia tipica di altri ritrovamenti della Fontanabuona.
Molti luoghi recano nel loro nome tracce di nomi latini come Tribogna, Corsiglia, Moconesi, Aveno, Lòrsica, Aveggio e Certenoli, ad attestare la presenza di poderi e ville in epoca romana.
In altri nomi della toponomastica troviamo tracce della presenza di comunità germaniche, come in Monte Baldo ed in Montaldo per es., ma anche Urri e Monteghirfo.
Durante i primi secoli del Medio Evo la Valfontanabuona divenne sede del clero milanese che aveva riparato in Liguria per sfuggire all’invasione Longobarda.
Sempre sotto la minaccia Longobarda, dopo la scomparsa di San Colombano discesero da Bobbio anche i monaci, che lasciarono nel territorio, oltre alle pratiche agricole e religiose, traccia visibile del loro passaggio nelle chiese dedicate a San Michele e nelle numerose “Celle”, che punteggiarono la vallata come quella di Comorga, che sovrasta la piana di Carasco e quella di Scaona a San Colombano di Vignale.
Attorno al Mille la Valle viene a lungo contesa da diverse fazioni, in particolare fra quelle dei Fieschi Conti di lavagna, dei Malaspina e della Repubblica di Genova: ciascuno eresse numerosi Castelli nei punti strategici della Vallata, in prossimità delle vie di comunicazione e dei centri abitati.
Di molte di queste fortificazioni non rimangono che i nomi: castello, castellin, castelluzzo stavano ad indicare certamente la presenza di fortilizi ormai scomparsi.
Per molti secoli La Fontanabuona fu teatro di aspre contese, di scorrerie da parte dei briganti e di faide sanguinarie fra le diverse famiglie, fino alla pax genovese che ebbe ragioni delle divisioni interne preservando i possedimenti dei Fieschi di Roccatagliata assieme a quelli della Serra di Cicagna, e ricomponendo i dissidi attraverso l’istituzione dei capitaneati e delle podesterie.
Nel 1797 la Fontanabuona assiste alla famosa insurrezione dei VivaMaria, coi suoi abitanti uomini e donne, che marciarono verso Genova armati di forconi in protesta contro le intenzioni anticlericali dei giacobini.
Nel 1800 però Napoleone detterà le condizioni di pace ed i fontanini ribelli si dovranno adeguare al nuovo assetto politico.
Nell’Ottocento, venne costruita la strada di fondovalle, che aprì la fontanabuona a nuove possibilità commerciali.
Nello stesso periodo incominciò lo sfruttamento intensivo delle cave di ardesia.
Più tardi però la Fontanabuona dovette assistere ad una emigrazione massiccia, specialmente verso il Sud America, che interessò la seconda metà dell’800 e buona parte del ‘900 e che fortunatamente vide anche dei felici episodi di flussi “ritorno”, di quelli che avevano fatto fortuna nelle americhe e che tornando diedero nuovo impulso all’economia.
La Valfontanabuona oggi ha un proliferare di attività diversificate che vanno dai trasporti e dai traffici al commercio dell’ardesia, dall’artigianato dei mobili, fino ai generi alimentari come carni e salumi, pane e dolci, e alla floricoltura, con la coltivazione estensiva del bambù e dei fiori di serra.
I centri di Gattorna, Cicagna e Carasco, arterie pulsanti della rinascita dell’economia fontanina, con i loro rispettivi centri di via, si fanno promotori di iniziative commerciali di tutti i tipi, confermando così la genesi riuscita di un polo alternativo all’economia del fondovalle.

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