Uscio

Situato nell’alta valle del torrente Recco e disposto in un ampio anfiteatro naturale dove catene di monti lo cingono da Nord a Sud, il comune di Uscio gode di una posizione aperta e profonda, quasi area, e di molta luce e aria pura. La zona è stata abitata da tempi antichissimi (fine dell’ultima era glaciale) ma le tracce più antiche di cui si ha prova sono dei resti di insediamenti trovati nei pressi del Monte Borgo e risalenti al Neolitico. Inglobato nell’impero romano sotto Augusto, ne perdiamo traccia fino all’epoca dell’invasione Longobarda, che spinse la curia milanese a rifugiarsi in Liguria. La pieve di Uscio fu una delle prime ad essere istituita dai vescovi ambrosiani assieme a quelle di Recco, Rapallo e Camogli. Attorno al X secolo, con la dipartita dei vescovi, Uscio entrò a far parte della marca genovese: a partire da quell’epoca vi succedettero diverse casate nobili e potenti, come i Malaspina, gli Estensi, i Doria etc. Quando la Repubblica di Genova ne acquistò il controllo previa una trattativa col Barbarossa, la famiglia dei Fieschi ne reclamò il possesso, dato che rientrava sotto la giurisdizione della Valle Fontanabuona, loro feudo.
Uscio venne dunque contesa fra i Fieschi e la Repubblica di Genova che alla fine la ebbe vinta, strappandola ai Conti di Lavagna attorno al 1360. Segni di queste antiche contese sono il toponimo di Castello Vecchio, nei pressi di Uscio ed i resti di un fortilizio eretto dai Fieschi lungo l’antica via che la collegava a Recco. Nel 1400 il borgo subì un emigrazione massiccia verso Recco e Genova, dove incominciavano a fiorire le varie industrie ed opifici. Ripopolato il secolo successivo a causa delle incursioni turche sulla costa, all’inizio del ‘600 venne compreso nel Capitanato di Recco.
I suoi pendii, scoscesi ma estremamente fertili, hanno sempre favorito le coltivazioni, che erano prevelantemente a base di grano, patate e rape. La rapa bianca, il nauin, tipica di queste parti, è particolarmente rinomata perchè solo in questa terra e in questo clima ha trovato le condizioni perchè si svilupasse appieno il suo particolare sapore. Notevole fonte alimentare furono anche le castagne, raccolte nei folti boschi di castagni che circondavano la zona. Più tardi Uscio divenne famoso per la fusione e fabbricazione di campanili, e per la produzione di orologi da Torre e da campanile, inaugurata nel 1827, che dura tutt’oggi e ha assunto dimensioni internazionali. Un’altra fonte economica, oltre al controllo del commercio fra la costa e le valli dell’entroterra, erano le cave di ardesia, che vennero lavorate in maniera intensiva durante il periodo compreso fra metà ottocento e gli anni ’20-’30 del novecento: nel periodo di più intensa attività la produzione arrivò a totalizzare 40.000 tonnellate. Le lastre di ardesia venivano esportate in tutto il mondo. Alla fine del ‘700 Uscio seguirà le vicende degli altri paesi liguri posti sotto la dominazione di Napoleone Bonaparte prima e dei Savoia poi fino all’annessione al Regno d’Italia nel 1861. Le vie di comunicazione furono favorite dalla costruzione della ferrovia nel 1874 che collega tutt’oggi Recco con Genova e La Spezia, e dalla strada statale che da Recco porta a Uscio (1880); nel 1904 la statale fu allacciata alla strada della Val Fontanabuona rompendo l’ultima membrana che lo separava dal resto del mondo. La sua economia si fonda oggi sulle produzione agricole, su piccole attività commerciali, sulla già citata fabbrica di orologi e sul turismo. Sede della celebre colonia Arnaldi, fu scelta per il suo clima fresco ma temperato che coniuga felicemente l’influenza mitigatrice della vicinanza al mare e l’aria frizzante del territorio boscoso e incontaminato alle cui spalle si ergono le montagne dell’entroterra.

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