San Colombano

San Colombano è il più vasto comune della Fontanabuona occupa la parte inferiore della Valle e la contigua Val Cichero. Il territorio, molto vasto, abbraccia quella parte di Valle che va dal Passo dell’Anchetta al massicio del Ramaceto ed i monti sullo Sturla. Il suo nome è frutto di una lunga discussione che ebbe luogo nell’ottocento e si concluse con la proposta di unire i due nomi. Il riferimento a San Colombano è dovuto al nome di quel monaco di Bobbio, in seguito divenuto santo, che nell’alto medioevo (600 circa) guidò i suoi monaci ad evangelizzare le genti del Tigullio e a fondarvi “celle” e Monasteri. E’ merito dei monaci di Bobbio l’aver introdotto, oltre alla coltivazione della vite, un tipo di agricoltura più intensiva che prevedeva terrazzamenti. Il nome di Certenoli invece è più antico, dovuto probabilmente all’influenza romana, deriva forse da Certinulus, diminutivo di Certus. Dopo l’avvento dei monaci, San Colombano Certenoli rimase relativamente indisturbato per diversi secoli fino a quando non entrò a far parte dei dominii dei Fieschi ai quali giurò fedeltà nel 1170. Più avanti divenne teatro di scontri fra la Famiglia dei Malaspina, i Fieschi e la Repubblica di Genova che si contesero il territorio per gran parte del trecento e quattrocento. Nel 1672 ebbe luogo la famosa Congiura dei Torre, un complotto ordito da Casa Savoia atto a provocare insurrezioni e ribellioni e sganciare così la zona dall’influenza della Repubblica di Genova per farla cadere sotto il dominio del Piemonte. Si deve all’epoca napoleonica l’aver suddiviso le varie parrocchie che componevano il territorio di San Colombano in altrettanti comuni che in seguito verranno tutti compresi nel Comune di San Colombano Certenoli. Nello stesso periodo scoppiarono una serie di insurrezioni e rivolte, che ottennero di scacciare i presidi francesi della Fontanabuona. Nel 1815 San Colombano entrò a far parte del Regno di Sardegna per poi passare al Regno d’Italia dopo l’unificazione del 1861.

Il Comune di Colombano Certenoli comprende nove frazioni ma i centri abitati sono più numerosi (una trentina all’incirca). Disseminati sul territorio si possono trovare ancora antichi edifici, testimoni di un epoca remota: come l’abbazia di Villa Oneto, vicino a Camposasco, edificio a croce quadrilobata di derivazione bizantina intitolata alla natività di Gesù Cristo, o l’antica Chiesa di San Martino a San Martino del Monte, oggi divenuta Santuario di N.S. della Guardia. La natura del territorio è caratterizzata da un estrema varietà, non solo per la presenza di Montagne e Massicci che lasciano spazio subito dopo, senza soluzione di continuità ,a vasti pianori adibiti a pascoli, in un forte contrasto orografico oltre che visivo, ma anche per le caratteristiche degli stessi monti, che configurano a volte un profilo geologico insolito, come il Massiccio Ramaceto, composto da strati di scisto friabile e da bancate di arenaria, che collassate attraverso i secoli hanno disposto un suggestivo quanto insolito anfiteatro naturale. Persino le acque dei fiumi del fondovalle presentano caratteristiche eccezzionali, così limpide e pulite da essere state scelte per gare di pesca sportiva. Ma torniamo al già citato San Martino del Monte, alla Chiesa di San Martino dal cui sagrato si domina uno scenario panoramico di monti e nei giorni più limpidi, il mare fino a scorgere la Corsica. Proprio da San Martino al Monte si dipana un tragitto, detto dei Sette Sentieri, che attraverso boschi di castagni ulivi, pini, macchie di erica e corbezzoli conduce al Monte Pissacqua. Altro itinerario non meno suggestivo è quella che dal grazioso borgo di Carpenissone si addentra fino alla contigua Val Cichero attraverso una strada secondaria. San Colombano Certenoli fa parte della Comunità Montana della Valfontanabuona, insieme ad altri sedici comuni liguri.

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