Pra

Pra’ è un quartiere di Genova situato nel ponente cittadino. Rispetto al centro si trova subito dopo Pegli e appena prima di Voltri e Vesima dove ha termine il territorio comunale.

L’abitante di Pra’ è definito Praese, ma colui che è nato a Pra’, o ci vive dalla nascita, pretende di essere chiamato Praino (in dialetto Prain) e talvolta aggiunge anche il doc (quindi Prain doc), a sottolineare la sua origine indigena a differenza di chi a Pra’ è venuto ad abitare in seguito ad un matrimonio o per lavoro o altro.

L’origine del nome viene fatta risalire a Prata vituriorum, prati dei Viturii, dal nome della popolazione che in età romana risiedeva nella zona compresa tra il torrente Polcevera e l’attuale Arenzano. Si tratta, quindi, di un’elisione della parola prati, da scriversi con l’apostrofo e non con l’accento.

A livello amministrativo, Pra’ è stata un comune autonomo dal 1797 al 1926, ed era divisa in cinque quartieri: Torre, Pra’, Sapello, Palmaro e Palmaro Carbone. A questi si è aggiunto San Pietro.

Con la costituzione della Grande Genova, ovvero il conglobamento di diciannove comuni, decisa durante il regime fascista, è stata inglobata nel municipio del capoluogo.

Fino al 1926, anno dell’unificazione sotto la Grande Genova, Pra’ era un comune autonomo e poteva fregiarsi di un suo stemma diviso verticalmente in due parti: nella sua parte superiore comprendeva i casali dei cinque quartieri rappresentati da monete su sfondo rosso; nella parte inferiore il campo di color verde faceva da sfondo ad una palma, volendo così ricordare l’origine dei nomi di Pra’ e di Palmaro.

Nel 1996 il Comitato Culturale Praese ha aggiornato il vecchio stemma non più in uso dopo il 1926, dividendo ulteriormente in due la parte superiore, aggiungendo sulla destra il casale relativo al nuovo quartiere che nel frattempo era sorto, e dedicando alla parte sinistra la croce di San Giorgio, a rappresentazione dell’unificazione sotto il Comune di Genova.

La parte inferiore è rimasta immutata. Il tutto era ed è ancora sormontato da una corona e completato con due foglie di palma che si annodano sul fondo. Lo stemma proposto dal Comitato Culturale Praese è rappresentato su un drappo azzurro, simbolo di un mare che per secoli ha costituito la risorsa fondamentale di Pra’.

Il clima di Prà, nonostante il mare sia stato allontanato dopo la costruzione del porto-container, risente molto dell’azione mitigatrice del mar Ligure: d’inverno la temperatura media è di circa 7° C, come nel resto di Genova, anche se rispetto alle altre zone Prà risente in maniera minore delle incursioni dei venti freddi settentrionali, in quanto protetta a nord dalla Punta Martin, che raggiunge i 1001 m di quota. La tramontana è dunque meno frequente e l’effetto Windchill decisamente minore; tuttavia, non mancano le nevicate. D’estate il clima è invece tipicamente mediterraneo, uniforme al resto della provincia.

Il territorio di Torre si espande da Torre Cambiaso, antica villa con torre di guardia che sovrasta Pra’ dalle sue colline, fino alla fine di Longarello, sobborgo del quartiere Torre prospiciente il litorale fino al Castelluccio.

Pra’, stretta tra Piazza Sciesa e l’edificio comunale di Piazza Bignami, è divenuto il cuore politico ed economico della cittadina che qui concentra e da qui espande le sue attività cantieristiche e pescherecce.

Ad ovest di Piazza Bignami si entra in Sapello cominciando proprio con l’omonima via precedentemente conosciuta come via Comunale; il territorio di Sapello giunge fino al Rio Branega.

Palmaro è la parte più antica di Pra’, il nocciolo da cui il paese si è sviluppato; esso si estende dal Rio Branega fino al Rio Madonnette.

Tra il Rio Madonnette ed il Torrente San Giuliano, all’inizio di Voltri, si trova Palmaro Carbone. Il territorio di questo quartiere di Pra’ è ora conosciuto con il nome di Ca’ Nova.

Il nuovo quartiere San Pietro (vedi Le Lavatrici) è sorto sulla collina attigua a quella della Torre Cambiaso negli anni tra il 1980 e 1990.

Con il nuovo ordinamento giuridico dettato dalla Grande Genova, Pra’ è diventata Circoscrizione ed anche i nomi dei suoi borghi son cambiati: Pra’, Palmaro, Sapello, Lungarello, Ca’ Nuova e San Pietro. La Torre è considerata una località piuttosto che un quartiere, così Lungarello è sorto agli onori di borgata. Ca’ Nuova ha soppiantato definitivamente Palmaro Carbone, dopo un periodo di transizione piuttosto oscuro soprattutto negli anni tra il 1970 e il 1990 quando il borgo, sotto il nome di CEP – Case Popolari, ha vissuto la sua massima espansione a ridosso delle colline di Palmaro. I confini sono rimasti gli stessi dei quartieri di origine.

Da sempre Pra’, borgo di pescatori, è devota a San Pietro, santo a cui ha dedicato una chiesa ed un nuovo complesso residenziale che ha assunto il nome di Lavatrici, per la curiosa forma delle quattro costruzioni che lo compongono. Gli stabili sono stati edificati su piani sbalzanti esposti verso l’esterno seguendo l’andamento collinare nella discesa verso valle. Il soprannome Lavatrici è dovuto in particolare alle grosse lastre di cemento con grandi fori a forma di rombo o di cerchio che sono poste sulla facciata come decorazione e che fanno assomigliare le palazzine ad oblò, appunto, di lavatrici.

La migliore qualità del basilico genovese DOP viene prodotta nella delegazione genovese di Pra’ Stretta tra il mare e i monti, come del resto tutto il capoluogo della Liguria, Pra’ è rinomata per il suo basilico DOP, coltivato da tempo immemorabile nelle serre sulle sue alture. Questo prodotto tipico consente di confezionare il tradizionale ed originale pesto, condimento a base, appunto, di basilico utile per condire diversi tipi di pasta.

La Pieve di Nostra Signora Assunta di Palmaro è una delle chiese più antiche ed insigni della Liguria e fu edificata assai prima dell’anno 1000. La sua stessa intitolazione è prova di antichità, visto che proprio alla Madonna Assunta, nei primi secoli della cristianità, venivano dedicate le Basiliche e le Pievi che sorgevano in corrispondenza di centri importanti e popolosi. Anche il titolo stesso di Pieve, ossia di Chiesa Matrice, è generalmente indizio di un’antichità che si perde nei tempi remoti. Lo stile di N.S.Assunta anticamente era romanico, con tre navate, come risulta dalla visita di Monsignor Bossio, compiuta nel 1582. Nel Medio Evo la chiesa era circondata dal cimitero, del quale si ha memoria in più documenti dei secoli XIII e XIV.

A seguito delle scorrerie dei barbareschi, nella seconda metà del secolo XVII la chiesa venne rifatta nella forma presente, a una sola navata, lunga 23 metri e larga 12. Fu allora che nei muri laterali furono costruiti tre altari per parte. Il presbiterio ed il coro hanno ancora la forma originale, così come la cappella maggiore e le due laterali, che anticamente fronteggiavano le due navate minori, demolite tra il 1670 ed il 1680, all’epoca della ristrutturazione della Chiesa. quando venne anche ricostruito il campanile nella forma attuale. Sulla facciata rimase visibile fino al 1880 un affresco raffigurante N.S.Assunta in cielo attorniata dai Santi titolari delle chiese suffraganee e cioè dei Santi Nazario e Celso per Arenzano e Sant’Eugenio per Crevari, i Santi Nicolò, Erasmo ed Ambrogio per Voltri, Sant’Antonio Abate per Mele, San Martino per Pegli, San Marziano per Laviosa di Pegli.

L’autore del pregevole dipinto fu il celebre Andrea Ansaldo, voltrese, valentissimo pittore del secolo XVII. Il magistrale medaglione venne scriteriatamente coperto da un’insipida, praticamente vandalica, nuova tinteggiatura nel 1880. Nel 1901 venne rifatta l’orchestra e l’organo (2 tastiere e 27 pedali) rinnovato dall’artigiano Ernesto Lingiardi. In tale occasione furono chiuse le due finestre con persiane, originariamente esistenti sulla facciata della chiesa, trasformate in nicchie decorative, tuttora visibili. Vennero pure realizzate sei vetrate, tre per lato, sui muri longitudinali sotto il cornicione. Il campanile fu restaurato negli anni ’20-’30 del Novecento per iniziativa dell’allora Arciprete Vittorio Belleno, provvedendo pure a decorare la facciata principale ed a restaurare le decorazioni interne. A partire dal 2006 la Chiesa è stata oggetto di un nuovo restauro conservativo esterno che la sta riportando all’originale splendore.

Tra il 1970 e il 1980 il progetto di un porto merci ha visto la sua nascita nel ponente genovese. A partire dalla stazione ferroviaria di Voltri decine di camion hanno riversato in mare tonnellate di sabbia, ghiaia, terra, massi per dar vita ad un terrapieno che poco a poco, anno dopo anno, ha raggiunto le coste di Pra’ cancellando la sua spiaggia e la sua identità di cittadina di mare.

La spiaggia per Pra’ era fonte di reddito sotto diversi punti di vista: fin dall’antichità gli abitanti erano dediti alla pesca, creando un proprio mercato del pesce sul mucchio, un territorio rialzato prospiciente il mare a levante del Rio Ramellina nel quale si teneva il mercato del pesce fresco pescato dai suoi numerosi pescherecci; fiorenti erano anche le attività cantieristiche lungo il litorale ed importanti scafi uscivano regolarmente dai cantieri navali; Pra’ era apprezzata infine come località turistica e una canzone popolare dialettale – Olidin Olidena suggerisce esplicitamente come trascorrere i fine settimana: «Sabbo a Camoggi e dumenega a Pra’ – Sabato a Camogli e domenica a Pra’»

Il turismo era una fonte di reddito importante anche come indotto per i praesi, infatti erano decine gli stabilimenti balneari sorti sulla sua costa da Voltri a Pegli, e non si contavano le trattorie ed osterie di cui era letteralmente costellata Pra’; chi ricorda la Pra’ del 1960 racconta che la passeggiata di Longarello, lunga mezzo chilometro, era tutta una trattoria.

I praesi non hanno potuto opporsi al cambiamento, ma hanno preteso un risarcimento dello scempio compiuto alla locale spiaggia. Nasce così l’idea della Fascia di rispetto, ovvero un lembo di terrapieno che funge da cuscinetto tra il porto e la cittadina.

Ci sono voluti trent’anni per vedere le prime bozze della Fascia, ma con il nuovo secolo i praesi possono finalmente godersi una lunga passeggiata in riva al mare costeggiando per tre lati il canale di calma lungo due chilometri diventato campo gara di cannottaggio; si è compiuto così il primo passo verso una Pra’ più vivibile, infatti anche la popolazione comincia ad accorgersi che Pra’ sta cambiando e la sente più sua.

Nel frattempo il progetto Fascia di rispetto va avanti e sul rilevato posto tra la ferrovia ed il nuovo canale di calma cominciano a riaffiorare le attività sportive che per molti anni erano rimaste eclissate dal porto; due società in particolare si fanno portavoce dello sport: lo Speranza e l’Aragno. Vengono edificate quattro palazzine di cui due, in legno con copertura in rame, che assumono il nome di barche per la loro forma che richiama quella di una barca rovesciata, vengono utilizzate dal Club Speranza come propria sede e ricovero delle canoe. Le altre due sono utilizzate come sede dal Club Aragno, un bar, ed altre società tra cui la Praese, locale squadra di calcio nata dalla fusione delle due precedenti squadre di Pra’ Folgore e Palmaro Edera; viene altresì costruito un nuovo campo da calcio a 11 giocatori, trasformato poi in erba sintetica. Al Club Speranza, società di canottaggio, viene affidata la gestione del canale di calma, dove si svolgono i campionati mondiali giovanili di canottaggio nel 2002, e molte altre gare di canottaggio locale.

Nel 2001 viene anche costruito un parco, polmone verde e sfogo per i bimbi delle zone di Pra’ e Sapello. Sia il parco, intitolato ad Achille Dapelo, stimatissimo medico scomparso tragicamente nell’alluvione del 23 settembre 1993, che la passeggiata godono di una donazione di rilievo, al termine di Euroflora 2001, parecchie palme provenienti dalla fiera vengono trapiantate nei due siti.

L’ultimo baluardo che divide Pra’ dal suo mare comincia a cedere il 2 aprile 2006, quando viene ultimata la nuova fermata del treno di Pra’ in seguito allo spostamento a mare della sede ferroviaria, e viene eliminato il passaggio a livello. Solo una settimana più tardi viene inaugurata un’opera attesa parecchio tempo: la nuova piscina.

Pra’ è attraversata dalla SS1 Aurelia e dall’Autostrada A10 (Genova-Ventimiglia Autostrada dei fiori) con il casello autostradale di Voltri-Pra’ nella frazione di Palmaro.

E’ attraversata dalla linea ferroviaria Genova – Savona – Ventimiglia, recentemente spostata a mare, e dispone di una nuovissima stazione situata nella "fascia di rispetto".

Di seguito sono elencati alcuni personaggi che per vari motivi sono legati al quartiere di Pra’. Evasio Montanella, pittore: è nato ed ha vissuto a pra’ raccontando la storia del paese attraverso i suoi dipinti. Luigi Pirandello, scrittore: originario di Pra’ fu suo nonno Andrea Pirandello, armatore, uomo d’arte e d’affari.

Bibliografia Comitato Culturale Praese-Genova-Pra’;Antologia Praese; Genova, Nuova Editrice Genovese, 1997 Luigi Pirandello; Novelle; Edizioni Scolastiche Mondadori, 1956; Introduzione di Giuseppe Morpurgo

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