Oregina

Prima della divisione amministrativa in circoscrizioni e adesso in municipalità, l’abitato di Oregina e la zona limitrofa del lagaccio costituivano parte integrante del sestiere di San Teodoro. Collocate in posizione sopraelevata rispetto al livello urbano, costituivano una sorta di congiungimento fisico tra i centri che facevano capo alla parte occidentale della città, San Teodoro e Sampierdarena, e quelli toccati dalla seri di strade della circonvallazione a monte. Un tempo però quella zona era quasi totalmente deserta, tanto che si ha addirittura notizia della presenza lassù.

Nei primi anni del XVII secolo, di un eremo abitato da quattro religiosi. Nel ‘500 fu costruita una diga in fondo alla valletta che si trova tra le colline di Granarolo e Oregina. L’opera. Fatta eseguire da Andrea Doria al tempo dell’edificazione del suo nuovo palazzo, detto “del Principe”, a fssolo, permise l’ottenimento di un vasto serbatoio d’acqua da utilizzare per diversi compiti. Quella abbondante provvista idrica assunse il nome di Lagaccio, denominazione che passò successivamente ad indicare tutta la valle circostante. L’abitato di Oregina Propriamente detto venne alla ribalta nel ‘600. Le leggende narrano che lungo l’antica stradicciola che passava nei pressi e congiungeva la Valbisagno con la Valpolcevera, esisteva una statua raffigurante la Madonna che i viandanti ossequiavano con il asaluti, Maria, frase che successivamente passò a denominare tutta la collina.

Nel 1634, sulla scia dell’entusiasmo patriottico sollevato dalla vittoria dei combattenti genovesi sulle armate franco-piemontesi a Montanesi nel 1625, il cui successo venne in gran parte attribuito all’intervento mariano, venne decisa la trasformazione dell’umile cappelletta in un ampia chiesa con annesso convento. Il tutto passò alle cure dei Padri Minimi Osservanti di San Francesco. Da allora, l’esistenza della chiesa, in ossequio alle sue origini, battè le ore più importanti in sintonia con i fatti bellici che riguardarono la storia della città, così come accadeva al Santuario della Vittoria al passo dei Giovi. Il tributo di onori si ripetè infatti nel 1746, dopo la cacciate degli austriaci dalla città, altro fatto in cui si volle vedere ancora l’aiuto della Vergine, apparsa in visione ad uno dei frati del Santuario nella notte tra il 9 e il 10 dicembre. Dall’anno successivo il Senato sancì l’ufficializzazione dell’intervento miracoloso, stabilendo una visita dei massimi dirigenti amministrativi cittadini il 10 dicembre di ogni anno.

Anche durante la guerra 1915-1918 e 1940-1945 il santuario di Oregina assistette agli incontri dei genovesi che ogni anno allo scadere del 10 dicembre salivano lassù per invocare l’intervento della Vergine. Il Santuario fu ancora testimone di altri fatti legati alle vicissitudini storiche della città: nell’aprile del 1849 nelle sue immediate vicinanze venne ferito a morte il patriota savonese A. De Stefani, mentre qualche mese dopo il generale A. Lamarmora intimava la resa al generale Avezzana, atto che concludeva la breve insurrezione di Genova.

Nella zona di Oregina, oltre allo storico Santuario, si trovano altre costruzioni interessanti: l’antica chiesa di San Barnaba, del XIII secolo, e il castello D’Albertis, fatto edificare tra il 1886 e il 1892 su i resti di un antico baluardo difensivo dall’omonimo uomo di mare. La zona di Oregina conservò la sua fisionomia originaria fino agli inizi del ‘900, rappresentando una delle mete più felici per chi voleva trascorrere una giornata all’aria libera. Poi, con il congiungimento con le strade di circonvallazione a monte, tutto mutò. L’inarrestabile assalto edilizio dei tempi successivi ha cancellato ogni residua impostazione di naturalità, conferendole un’aspetto prettamente cittadino.

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