Castelletto

Il toponimo Castelletto fa il paio con quello di Castellaccio, ed entrambi stanno ad indicare una parte assai importante della nostra città, dove fin dal tempo più lontano si stabilirono le principali strutture difensive dell’abitato. La zona di Castelletto – un tempo denominata Monte Albano – venne infatti individuata già dai responsabili dell’amministrazione imperiale romana come la sede più indicata per erigervi un baluardo difensivo, posta com’era a dominio panoramico dell’intero abitato cittadino.

Al tempo delle lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini, ad essa si affiancò il Castellaccio, situato in posizione più avanzata rispetto alla dorsale facente capo alla Valpolcevera, per meglio fronteggiare i pericoli che potevano giungere da quella parte. Castelletto e Castellaccio ebbero modo di sperimentare la loro resistenza agli assalti armati in parecchie occasioni. Oltre a Guelfi e Ghibellini, vi guerreggiarono i francesi e i genovesi nel ‘400 e nel ‘500, gli austriaci nel 1746, i rivoltosi genovesi nel 1849 ecc. Le due fortezze vennero atterrate più volte, e le successive ricostruzioni avvenivano con sempre maggior impegno strategico.;/span> Il Castelletto nel suo massimo sviluppo architettonico – del XVI secolo – aveva un’estensione tale da comprendere tutta l’area dell’attuale spianata. L’ultima ricostruzione risale al 1815. Non molto diverse le vicissitudini dell’altra fortezza, alla quale però toccò un diverso destino: mentre infatti il Castelletto veniva definitivamente atterrato nel 1849 per lasciare il posto alle sistemazioni urbanistiche dei decenni immediatamente successivi, il Castellaccio ebbe un ulteriore rifacimento nel 1836, che lo portò allo stato architettonico in cui lo possiamo ancora osservare.

La zona di Castelletto ebbe una sua prima impostazione residenziale già al tempo della sua prima costituzione di area fortificata, poiché sui declivi collinari che la circondano vi stabilirono le loro dimore alcuni componenti delle famiglie nobili cittadine dei Fieschi, Grimaldi, Usodimare, Embriaci ecc. In seguito sorsero altre case di impostazione più popolaresca, nonché alcuni luoghi sacri come la chiesa di San Francesco o quella di S. Onorato, o negozi artigiani traslocati dalla prepotente residenzialità del centro cittadino. Ovviamente, ville, case, negozi e chiese ebbero sempre le loro esistenze legate alle sorti della fortezza, rimanendo spesso vittime della violenza che si abbatteva attorno ad essa. La zona attorno al Castellaccio rimase invece scarsamente abitata soprattutto a causa della sua maggior lontananza dal centro cittadino. L’espansione della città nella seconda metà dell’Ottocento determinò un sempre più intenso addensamento residenziale attorno alla spianata dell’ex Castelletto militare. Questo fenomeno crebbe ancora con la costruzione delle strade di circonvallazione a monte. I corsi Firenze e Paganini che si dipartivano dalla spianata, collegavano infatti comodamente quella zona con le nuove aree urbane che sorgevano lungo tutta la dorsale collinare. Nell’ultimo decennio del secolo XIX l’accesso alla spianata venne reso ancora più comodo con la realizzazione dell’impianto di ascensori che salivano da piazza Portello.

Negli anni Venti del ‘900 il sestiere di S. Vincenzo, di cui Castelletto faceva parte, ha voluto ricordare i propri caduti nella guerra 1915-1918 con un monumento eretto nella spianata stessa. Della zona di Castelletto fa parte il seicentesco palazzo fatto erigere da Emanuele Brignole, più noto come “Albergo dei Poveri”. Tra le curiosità del tempo più remoto va senz’altro rammentata quella alquanto macabra della destinazione di quella zona a teatro delle pubbliche esecuzioni capitali. Nel ‘500 vennero infatti impiantate nei terreni adiacenti al Castellaccio numerose forche a cui venivano appesi i criminali.

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